Colori di quadricromia e colori spot nella stampa digitale

Spesso, nella fase progettuale di una creazione grafica, si accede alla biblioteca dei colori pantone per trovare quella specifica tonalità che avevamo in testa per realizzare il progetto. Cosa buona e giusta, a patto che si abbia bene in testa tutto il processo produttivo.

Mi spiego: Se il nostro file sarà stampato in digitale (intesa come stampa a toner), per esigenze di piccole tirature, per esempio, dobbiamo ricordarci che, i RIP delle macchine digitali, elaboreranno in “autonomia” il colore SPOT in un colore derivante dall’insieme dei colori macchina tradizionali, ossia il CMYK; questo può dare come risultato che il colore SPOT scelto si traduca in un colore leggermente diverso, se non addirittura completamente stravolto. Soluzioni? Una volta scelto il colore, dobbiamo ricordarci di trasformarlo in CMYK, ed eventualmente fare delle piccole correzzioni per renderlo il più vicino possibile a ciò che avevamo scelto.

Ricordatevi anche che, ci sono colori spot, che per loro natura non sono convertibili in CMYK; nelle guide specializzare Pantone, Solid Coated o Uncoated ad esempio, questi dati sono indicati dalla presenza di 4 pallini (colore ottenibile dalla quadricromia) o dall’assenza dei 4 pallini (colore non ottenibile). Questa regola è pressochè valida per la stampa tipografica tradizionale, ma è un valido aiuto anche in caso di stampa digitale.

P.S.: non avventuratevi in librerie pantone da nomi esotici e colori improbabili, il video è una cosa, la stampa è un’altra!!!